Il racconto orale e corale delle donne podcaster è irresistibile oltre che invincibile. Sabato scorso ho passato una giornata intera ad ascoltare, incantata, le storie di tante donne appartenenti a diverse generazioni che hanno sentito l’urgenza di raccontare e raccontarsi. E ho capito quanta potenza ci sia dietro una voce femminile che racconta la storia di un’altra donna e il mondo che ci circonda. Non è solo un appello alla sorellanza (che è implicito) ma un invito a capire la potenza del talento femminile, purtroppo non ancora premiato dal mercato perché solo il 22% dei podcast nella classifica Top 100 di Spotify è condotto da donne, sebbene il 50% del pubblico sia composto da ascoltatrici. Il collettivo Tav, Tutte abbiamo voce, ha organizzato un evento importante, il primo in Italia, per far crescere la rete di autrici e produttrici italiane ed europee, incoraggiare nuove narrazioni e potenziare il ruolo femminile nell’industria del podcasting. Una prospettiva importante che non avevo considerato quando sono stata autrice di un podcast. Perciò voglio raccontarvi cosa hanno detto, quali podcast sono stati presentati, il loro network e le diverse suggestioni che mi hanno messo di buon umore nel primo giorno della nuova primavera.
Prima di iniziare, voglio ricordarvi che il 18 marzo, nell’anniversario delle Cinque giornate di Milano, è uscito il podcast Mi chiamo Cristina dedicato alla figura straordinaria ma sottovalutata dalla storiografia ufficiale di Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Scritto da Rossana de Michele, una delle fondatrici del collettivo Tutte abbiamo voce e già founder di Storie Libere, interpretato insieme a Ambra Angiolini, prodotto da Radio 24 e coordinato anche da Alessandra Scaglioni, è la prova provata di quanto possono fare delle professioniste con un podcast su una protagonista dimenticata del Risorgimento e icona ante litteram del femminismo. Viva.
La mia primavera è iniziata così: alla Fabbrica del Vapore, piacevolmente circondata da numerose donne vivaci e toste che hanno molto da dire. A cominciare dalle podcaster indipendenti che stanno facendo scuola. Come la giornalista spagnola Isabel Coello che ha seguito per oltre un anno il percorso di recupero di quattro donne in un centro per donne vittime di violenza. Una serie pluripremiata di otto episodi.
Senza dimenticare la forza dell’ironia. Il talk case history della giornata è stato Sputiamo su Holden di Mariella Martucci, scrittrice, che racconta le storie che avrebbe voluto leggere, crescendo: romanzi di donne perché, quando ha iniziato a scrivere, si è accorta di aver letto soprattutto libri di uomini con personaggi maschili e ha deciso di smettere.
Ci sono state tante analisi su come rafforzare l’industria del podcasting femminile perché dai sondaggi presentati è emerso che non esiste un motivo specifico per cui chi ascolta un podcast abbia preferenze maschili, anzi. Alla giornata, condotta con sarcastico umorismo da Emma Galeotti, content creator e giovane artista, hanno partecipato anche diverse attiviste. Tutte con una storia che vale la pena di ascoltare. Teresa Potenza, appassionata studiosa di intelligenza artificiale, ha spiegato il significato del giornalismo costruttivo che aiuta a trovare soluzioni e come usare l’intelligenza artificiale in modo etico
Oppure l’attrice Roberta Biagiarelli, che ha parlato di quanto ha dovuto aspettare per poter mettere la propria voce su Srebrenica, realizzato con Paolo Rumiz. E ancora: Clara Collati che con Francesca Mineo ha fondato Officina del podcast per raccontare storie ispirate alle esperienze delle organizzazioni no profit.
Ho ascoltato attentamente il panel dedicato al giornalismo d’inchiesta. E ho trovato molto incoraggiante il lavoro di tante giornaliste che riescono ad aprire porte che i media mainstream sembrano aver lasciato chiuse. Francesca Zanni ha parlato di Rumore. Il caso di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia. Roberta Lippi ha spiegato la forza di Love Bombing (bombardamento d’amore: una tecnica utilizzata da tutti i manipolatori mentali per irretire le loro vittime) mentre Beatrice Petrella ha raccontato Oltre: un’inchiesta sul mondo incel italiano. Ammirabili. Alla fine, Ester Memeo, parte del collettivo Tutte abbiamo voce e producer, ha assegnato il premio Podstar – la factory che ha fondato per formare, promuovere, produrre podcast con forte impatto sociale e culturale – a Patrizia Dall’Argine per il suo viaggio Finché arriveremo a Gaza: diario intimo di una marcia pacifista.
Ho voluto farvi una cronaca, più o meno fedele, di una giornata particolare e molto partecipata per raccontarvi quella che spero diventi anche la primavera dell’altra metà cielo del podcasting. L’elenco è molto più lungo ma quanto vi ho riportato basta per darvi un’idea del fermento culturale di tutte le donne che hanno deciso di metterci la voce, oltre alla faccia, per contare di più nel mercato e amplificare, letteralmente, il proprio spazio di libertà.

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