Sono appena rientrata da Firenze dove ho partecipato al festival e al sogno di Re-imagine Peace che ha riunito attivisti arabi, cristiani ed ebrei (ve ne parlerò). Faceva davvero caldo. E siccome il 15 luglio si celebra la Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, mi vengono in mente due cose. Il continente europeo si sta riscaldando più rapidamente del resto del mondo e il Patto Europeo per il Clima lancerà iniziative per creare rifugi climatici. Biblioteche, musei, centri civici dove trovare ombra e refrigerio. Giusto. Ma se iniziamo ad avere bisogno anche noi di luoghi in cui proteggerci dal clima che cambia perché continuiamo a guardare con diffidenza chi fugge da terre più esposte agli effetti del riscaldamento climatico? E poi penso subito al paradosso: i rider che non possono osservare la norma pensata per proteggerli perché il loro lavoro povero, anzi miserabile, non glielo permette.
A Milano hanno protestato perché non si può morire di caldo o di fame. A Firenze i rider di Glovo e Deliveroo, con il supporto di Nidil Cgil, scenderanno dalle selle per chiedere di non essere più pagati a cottimo per consegne da tre euro lordi. La richiesta è chiarissima: “Tu mi fermi, tu mi paghi” perché il rischio climatico non può ricadere su lavoratori a cottimo che continuano a essere considerati autonomi. E anche in Piemonte incroceranno le ruote e spegneranno le applicazioni per ricordarci che sono anche loro vittime climatiche, oltre che di un sistema di sfruttamento e caporalato finito al centro dell’inchiesta della Procura di Milano.
Benissimo i rifugi climatici. Benissimo prevenire i morti da caldo estremo. Però c’è una differenza. Chi tira su un muretto può rallentare. Chi vive correndo sul cemento ha bisogno di un contratto che gli permetta di fermarsi senza smettere di essere pagato. I fattorini di Glovo, Deliveroo e Just Eat incroceranno le ruote a Milano, Bologna, Firenze per ottenere maggiori tutele a partire dal blocco delle attività nelle ore più calde

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