Ma quante disgrazie hai avuto?”. Davanti alla disarmante domanda di un’adolescente posta al pittore Luigi Christopher Veggetti Kanku – che stava condividendo alcuni episodi “spiacevoli” subiti per il colore della sua pelle con un gruppo di studenti di origini straniere – siamo scoppiati a ridere ma in realtà abbiamo compreso quanto sia difficile parlare di razzismo a chi vive dietro gli steccati di una periferia. Questa settimana vi voglio raccontare cosa è successo durante il primo laboratorio, al quartiere Gratosoglio, del progetto INSPIRE ME, realizzato con la Fondazione Ismu, la cooperativa sociale Lo Scrigno, perché la realtà è sempre diversa da come la immaginiamo.

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Luigi Christopher Veggetti Kanku ha raccontato cosa abbia significato per lui, che è stato adottato, essere l’unico nero nel paese in cui è cresciuto in Brianza. I ragazzi e le ragazze presenti ci hanno messo un po’ prima di ammettere che le sue “disgrazie” per loro sono parte della normalità. Ci immaginavamo che ascoltassero musica rap e sì, certo che la ascoltano, ma tutti erano impazziti per Sanremo. Ohibò.

Hanno chiuso gli occhi per ascoltarlo, però, prima di guardare interessati i suoi quadri che ritraggono persone reali, tutte afroitaliane. Un confronto interessante ma anche una lezione per chi non vive la realtà di una periferia, dove essere fermati in continuazione dalla polizia fa parte della loro quotidianità e a loro sembra normale perché é così che vanno le cose. Forse perché la priorità è immaginare di avere delle opportunità all’esterno del quartiere. Si è trattato di un primo incontro ed è stato entusiasmante. Divertente. Soprattutto quando si è parlato di arte, di come Veggetti Kanku da autodidatta e artista di strada è riuscito ad affermarsi come pittore. Ci saranno altri due laboratori e vediamo cosa emerge, ma una cosa è certa: quelli che parlano degli adolescenti discriminati, di razzismo, dovrebbero prima chiedersi se gli adolescenti con background migratorio ne siano davvero consapevoli. O se invece considerino le discriminazioni e razzismo un “qualcosa” di indefinito che fa parte delle loro vite, almeno fino quando non dovranno scontrarsi con il mondo esterno.

Alla fine dell’incontro, gli studenti e le studentesse hanno ascoltato con attenzione un brano di Cento, cento racconti, un viaggio introspettivo fra ricordi e presente che narra di quel giorno in cui Veggetti Kanku, ormai adulto, ha deciso che era ora di dire basta.

ll mio rapporto con le forze dell’ordine è sempre stato troppo sporco di bianco. Una volta stavo seduto in macchina, con la portiera aperta a parlare al telefono con la mia ragazza, quando una volante dei carabinieri si accostò. Un agente abbassò il finestrino e mi chiese “Tutto ok?”. Risposi che era tutto a posto e tornai alla mia telefonata. Loro fecero dieci metri e posteggiarono la macchina, ha letto Veggetti. Un africano non può stare al telefono a parlare in un parcheggio come un italiano bianco? È questo il problema? È la mia pelle il problema? O i vostri pregiudizi sono il vero problema? Sono stufo del vostro atteggiamento; è da più di vent’anni che mi fermate e mi trattate come un clandestino, poche volte rispettosi e troppo spesso sopra le righe. Io sono ITALIANO, dovreste iniziare ad andare oltre a quello che vedete. Basta fermarsi alla pelle! l’Italia si deve svegliare, è ora di finirla di pensare che la gente per bene sia solo bianca! A quel punto arrivò un altro agente che mi disse: “Le chiedo scusa anche in nome dei nostri colleghi, l’Italia sta cambiando, ci deve dare tempo”.

A noi piace pensare che Veggetti Kanku abbia gettato un seme di consapevolezza. Ieri c’è stato un nuovo laboratorio con 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐏𝐢𝐧𝐭𝐚𝐛𝐨𝐧𝐚 – attore, regista e sceneggiatore – per approfondire l’utilizzo delle diverse forme d’arte come strumento d’inclusione.

Ps. II secondo laboratorio si è svolto il 4 marzo con 𝐑𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐀𝐩𝐮𝐳𝐳𝐨, docente, ricercatore e filmmaker e i partecipanti hanno fatto una breve rappresentazione teatrale. Ve lo racconteremo domani. 

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