Editoriale NuoveRadici.world

L’anno che verrà per Nuove Radici. Parafrasando un verso della popolare e bellissima canzone di Lucio Dalla, l’anno vecchio è (quasi) finito, ma qualcosa ancora qui non va perché il tema dell’integrazione, ancora di più di quello dell’immigrazione, è una materia oscura per la maggior parte dell’opinione pubblica che non ha a disposizione informazioni e conoscenze necessarie per interpretarne la complessità. E quindi ci si affida a luoghi comuni, stereotipi, pregiudizi. Questo è l’ultimo editoriale del 2018, ma non è tempo di fare bilanci, semmai di anticiparvi alcuni dei nostri propositi per l’anno che verrà. Cosa vogliamo fare? Continuare a scavare per raccontarvi le storie delle nuove generazioni di italiani che sono diventati adulti, arrivati nelle università ed entrati nel mercato del lavoro. Con doppie radici, stanno trasformando la società italiana, sempre più multietnica, con cui non abbiamo ancora fatto i conti. Migliaia di giovani immigrati di seconda generazione sono destinati a diventare parte della classe dirigente. E la domanda da porsi non è più se avverrà o meno, ma solo quando. Per questo motivo, in modo un po’ presuntuoso, affermiamo spesso di voler costruire un giornale digitale che studia il presente, guardando al futuro. Nell’anno che verrà approfondiremo ulteriormente un tema su cui ancora non esistono dati o statistiche: gli studenti universitari con background migratorio. Quanti sono? Cosa studiano? Quali professioni sceglieranno? Nel 2019 vi offriremo un quadro più nitido. E quelli entrati nelle aziende, nel mercato del lavoro, cosa fanno? Sono andati all’estero come migliaia di loro coetanei o hanno preso l’ascensore sociale, nonostante la crisi economica? Nella nostra ricerca empirica, abbiamo raccontato per mesi storie di imprenditori, artisti, medici, avvocati, influencer, giovani manager. Non lo abbiamo fatto perché vogliamo raccontare solo le eccellenze: la trasformazione culturale e l’evoluzione delle nuove generazioni nate o cresciute qui è stata un processo graduale ma costante, anche se ignorato dai media. Nel 2019 entreremo nelle aziende per capire fino a che punto si è spinta l’integrazione. Osserveremo cosa succede negli altri Paesi europei per poter fare comparazioni attraverso data journalism e infografiche. Terremo gli occhi puntati su Bruxelles, durante la campagna elettorale per le europee di maggio che ruoterà intorno al tema dei flussi migratori. Seguiremo con più attenzione un movimento circolare, ben descritto da Martino Ghielmi su vadoinafrica.com: giovani adulti nati o cresciuti qui che, una volta terminata la loro formazione educativa e acquisita un’esperienza professionale, decidono di tornare nei Paesi di origine dei loro genitori per ritrovare le loro prime radici e usare il loro know how per avviare attività nei Paesi africani, diventati luoghi per nuove e innovative opportunità. Senza perdere il legame con l’Italia, progettano di vivere fra l’Europa e l’Africa. L’anno che verrà sarà pieno di stimoli e di nuovi progetti, di informazione e formazione sul tema dell’integrazione. E continueremo a non farci imprigionare dagli opposti estremismi fra chi pensa che gli immigrati siano una minaccia alla nostra identità e chi si interessa a loro solo se sono vittime che permettono di sfogare istinti compassionevoli. Non ignoreremo chi arriva con sbarchi fantasma. Studieremo l’impatto del decreto sicurezza che ha abolito la protezione umanitaria e secondo le proiezioni entro il dicembre del 2020 provocherà l’aumento di 140.000 migranti irregolari. Vogliamo però continuare a guardare con il naso all’insù verso il futuro. Grazie, anche, alle iniziative che vogliamo mettere in campo con la neonata associazione Nuove Radici. Per questo motivo abbiamo avviato un fundraising. Dopo nove mesi di studio e di ricerche, abbiamo nuove radici da far crescere per portare avanti il nostro progetto, nato dal desiderio di capire, di fare i conti con la società multiculturale, di misurarne la portata. Ora quella idea originaria è diventata una sfida: nell’anno che verrà vogliamo guardare agli orizzonti laddove l’ostilità e la superficialità permettono solo di disegnare confini.

Le riforme mancate dell’Unione europea

Si potrà mai arrivare a una politica comune europea sui migranti e rifugiati? Costanza de Toma ne ha parlato con Claude Moraes, l’eurodeputato laburista anglo-indiano che presiede la Commissione sulle Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento europeo.

Fratelli migranti: il libro di Patrick Chamoiseau

Nell’Europa che ha chiuso le frontiere la politica è incapace di essere accogliente. Sopravvivono forme caritatevoli e compassionevoli che possono poco e alla fine servono giusto a lavarci le coscienze. Con versi e prosa, il poeta e scrittore Patrick Chamoiseau riflette sulle ambiguità dell’occidente verso i migranti. La recensione di Fabio Poletti.

 

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