A chi lo guardava da Occidente sembrava il Paese del Blocco Sovietico più aperto. Era visitato con piacere dai leader occidentali. Ai rumeni era concesso varcare la frontiera quasi senza problemi. Il visto veniva concesso con generosità. Ma con un sotterfugio degno di 1984, il Grande Fratello di tutte le dittature, onnipresente in effige su ogni muro: al marito veniva concesso il visto, alla moglie no; anche ai genitori veniva concesso il timbro sul passaporto, ma non ai figli. Un guinzaglio burocratico, che molti non riuscivano a infrangere. Molti ma non tutti. Come i genitori di Eugène, il brillante autore di questo Lettera al mio dittatore, pubblicato da Bottega Errante Edizioni, una lunga missiva a Nicolae Ceauşescu, il dittatore rumeno, tra gli ultimi a capitolare. I genitori di Eugène ottennero un visto temporaneo per la Svizzera. Non fecero più ritorno in Romania. E aspettarono anni prima di ricongiungersi al figlio, a Eugène. E allora la sua storia inizia lì. Eugène, classe 1969, nome d’arte di Eugène Meiltz, è nato a Bucarest. Arrivato in Svizzera nel 1975, vive a Losanna. Laureato in Lettere, si è dedicato alla scrittura, soprattutto per il teatro. Paroliere del gruppo rock Sakaryn, editorialista della carta stampata e della Radio Suisse Romande, è autore assai versatile: scrive romanzi, raccolte di racconti, fiabe, storie per bambini e opere teatrali. Anima laboratori di scrittura e dal 2006 insegna all’Istituto letterario svizzero di Bienne. Con questo libro ha vinto il Premio Svizzero per la Letteratura nel 2023. Eugène ha sei anni quando si trasferisce in Svizzera insieme ai genitori richiedenti asilo. Nato a Bucarest sotto la dittatura di Nicolae Ceauşescu, è ancora troppo giovane per comprendere quanto il totalitarismo, anche se lontano, influenzerà la sua formazione. A quasi cinquant’anni realizza di dover fare i conti con le proprie radici e, in particolare, col dittatore che ha spinto i suoi genitori ad abbandonare la patria. Vivo o morto, Ceauşescu rappresenta una maledizione, per lui e per i milioni di romeni vissuti sotto il regime, e decide così di indirizzargli una lettera. Con piglio ironico e sottile sensibilità l’autore ripercorre le atrocità della dittatura, ricostruendo una parabola in cui si inscrive anche la sua vita: Lettera al mio dittatore non è solo la storia di Eugène ma quella di tutto il popolo romeno. Fabio Poletti

Eugène
Lettera al mio dittatore
traduzione Francesca Cosi e Alessandra Repossi
2025 BEE
pagine 144 euro 17

 

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