Si dice Cina e si pensa a una società rigidamente patriarcale dove avere una figlia femmina era considerato una iattura. Si calcola che fino al 2016, quando è stata abolita la legge che imponeva il figlio unico, siano scomparse senza lasciare traccia, spesso soppresse dai loro genitori qualcosa come 40 milioni di bambine. Ma la Cina è grande, accoglie molti popoli, alcuni con caratteristiche uniche al mondo. Come racconta in questo reportage che sembra un romanzo il medico e scrittore e fotografo argentino Riccardo Coler, autore di questo Il regno delle donne pubblicato da Nottetempo. In questo libro l’autore racconta del suo lungo viaggio tra i Mosuo, una popolazione che vive sulle rive del lago Lugu nella provincia dello Yunnan. Pechino è solo a 2500 chilometri ma la Cina del presidente Xi Jinping sembra un altro mondo se non addirittura un altro pianeta. I Mosuo, che non arrivano a 50 mila persone, formano una delle popolazioni matriarcali più organizzate e radicate al mondo. Tutto il potere, la guida del motore economico e sociale che fa prosperare i Mosuo, è saldamente in mano alle donne. Non solo amministrano l’economia familiare e quella del villaggio, ma in una perfetta società a gestione femminile non riconoscono il valore del matrimonio, non hanno legami sentimentali fissi e non danno alcun valore alla figura paterna. Al vertice della piramide sociale ci sono donne madri e nonne. Agli uomini, relegati in posizione subalterna, rimangono ruoli che vivono come privilegiati. Non hanno alcuna responsabilità domestica o sociale, non sono tenuti ad avere alcun tipo di iniziativa, a loro viene lasciato tutto il tempo libero che vogliono per giocare a majong, semplicemente oziare o chiacchierare fumando tabacco in riva al lago. Pronti ad obbedire alle richieste della guida del clan, solitamente la donna più anziana. L’età adulta si raggiunge a 13 anni, quando le ragazze ottengono la chiave della loro camera da letto e, sotto la guida delle sorelle più anziane, della madre o delle nonne, possono iniziare a programmare il loro futuro. Quando si festeggia la dea dell’amore detta Ganmu, le donne scelgono il loro partner tra i giovani uomini. Agli uomini questo diritto non è riconosciuto. Così come tocca alla donna decidere se iniziare una convivenza. Unico ruolo concesso agli uomini è quello di essere messaggeri del clan e intrattenere rapporti con gli altri villaggi, anche per gli affari economici, ma sempre sotto la supervisione delle donne. In questa società perfetta le liti sono sconosciute e non esiste alcun tipo di violenza domestica o di qualsiasi altro genere. Fabio Poletti

Ricardo Coler
Il regno delle donne
L’ultimo matriarcato
traduzione di Angela Masotti
2021 Nottetempo
pagine 216 euro 15

Per gentile concessione dell’autore Ricardo Coler e dell’editore Nottetempo pubblichiamo un estratto dal libro Il regno delle donne.

L’ultima volta che fui al Lago Lugu dovetti lasciare la città di Lijiang prima dell’alba con due taniche di carburante nel bagagliaio e la speranza di arrivare al villaggio Mosuo prima che facesse buio. Era un viaggio difficile, c’erano tanti precipizi lungo la strada e resti di camion sparsi per i pendii scoscesi.
Adesso ci si può arrivare in aereo, e quel che era isolato e quasi inaccessibile è diventato un’attrazione turistica a meno di un’ora di auto dall’aeroporto. Ci sono hotel, bar e ristoranti, la maggior parte dei quali con vista sul lago, che difatti è fantastica.
È probabile che, per adattarsi a gestire i nuovi affari, i Mosuo abbiano dovuto imparare cos’è la competizione. Non credo che sia stato facile, se al tempo stesso hanno voluto preservare lo spirito pacifico che regnava tra di loro. È il progresso, non c’è dubbio: introiti per gli abitanti del villaggio, lavoro per i più giovani, contatti fluidi con l’esterno e una nuova cultura che bussa alla porta dei Mosuo. Ma è un vero progresso?
La società matriarcale aveva saputo eludere la logica del denaro, che è così radicata in tutti noi. Senza nemmeno accorgercene, noi agiamo nella vita quotidiana tenendo conto del prezzo delle cose e ci sembra strano che ci sia chi dice che i soldi non gli interessano. Tuttavia, quando si guadagna molto, immancabilmente si perde qualcosa. Sedersi ogni tanto a parlare della vita con un viaggiatore di passaggio sarà lo stesso che rispondere alle domande di un gruppo di turisti che hanno pagato per vederti?
Nel villaggio si sono diffusi i televisori e nei programmi pomeridiani le storie d’amore sono sempre le solite, con due che si innamorano, si sposano, mettono su famiglia e vivono insieme fino alla fine dei loro giorni. Chi scrive i copioni è abile nel catturare l’attenzione del pubblico e la regia sa come inserire la musica al momento giusto affinché una scena risulti coinvolgente. È probabile che, davanti a tali prodotti dell’industria cinematografica, le nuove telespettatrici del villaggio Mosuo si commuovano per le vite messe in scena dagli attori. Sarebbe un vero peccato se, impressionate da ciò che vedono in tv, rimpiazzassero il costume proprio dei Mosuo di vivere l’amore e la sessualità con l’idea classica dei film.
Prima e dopo la pubblicazione del mio libro, ho visitato altri matriarcati e posso dire che nessuno di essi era così puro. Per questo faccio fatica a immaginare le matriarche Mosuo in attesa dei turisti per dare ordini ad alta voce, trasformando il matriarcato in uno spettacolo.
Rispetto alle donne Mosuo è sempre circolata la diceria di una grande disinvoltura sessuale, cosa che buona parte del milione di turisti dell’ultimo anno ha di certo considerato nello scegliere come meta il Lago Lugu. Per non deludere i turisti, arrivarono prostitute da altre parti della Cina. Giunte al lago, si vestivano con l’abito tradizionale del villaggio e intrattenevano chi era venuto in cerca di quel che loro potevano offrirgli, ma che nulla aveva a che vedere con la realtà. Tutta la comunità in principio si mobilitò per farle andare via, e quelle se ne andarono. Ma poi sono ritornate.
È un peccato che con ogni pullman che arriva al villaggio si perda qualcosa della cultura Mosuo, quest’esempio unico di come il femminile – non le donne, ma il femminile – possa costruire tra le persone relazioni tanto diverse da quelle che conosciamo.
Ma noi chi siamo per giudicare ciò che sta avvenendo tra i Mosuo, per negarne la possibilità, per metterne in discussione la scelta? A mio avviso, questa è una domanda che trae in inganno, perché occulta il fatto che la facoltà di scelta è sempre limitata e che, se in certe circostanze è facile capire in cosa consiste la libertà, è invece molto complicato in altre. Specialmente quando si produce l’incontro tra un gigante potente, feroce, affamato e ben addestrato e una cultura aperta e gentile. Di passeggiate nella natura, escursioni ricreative, hotel e ristoranti ce ne sono molti, di società matriarcali ce n’era una sola.
Questo racconto è una testimonianza di ciò che avveniva prima della contaminazione, quando andare in giro nei dintorni del Lago Lugu, incontrarsi con i suoi abitanti e condividere la loro vita quotidiana, consentiva di farsi un’idea di ciò che era una società matriarcale. Oggi basta leggere i commenti di chi ha visitato il villaggio: per la maggior parte, dicono che non solo c’è un lago molto bello, ma che anche i paesaggi sono incantevoli.

© 2005, Ricardo Coler
© 2013, 2021 nottetempo srl

CHIUDI
CHIUDI