Non sta scritto da nessuna parte che in cima alla piramide umana c’è un maschio e per di più bianco, essere supremo e onnipotente. Questa convinzione tutta occidentale non ha nessun senso nelle relazioni sociali e soprattutto non ha alcuna base scientifica in natura dove pure il binomio maschio e femmina si sgretola davanti all’evidenza di connessioni non solo binarie. Alla faccia di chi pensa che siano solo questioni ideologiche, con un fraseggio che è dinamite pura e una conoscenza tecnica assai approfondita, Angela Balzano, in questo Eva virale pubblicato da Meltemi, sgretola le convinzioni di una società patriarcale in rotta di collisione con gli equilibri naturali, e per questo destinata a certa autodistruzione con una esplosione cosmica di plastica e cemento e scorie radioattive. Angela Balzano è ricercatrice e docente presso le università di Torino e di Roma Tre e attivista eco/cyborg/transfemminista. Per Meltemi ha già scritto Per farla finita con la famiglia (2021). Con il suo libro Eva virale, l’autrice ci fa capire che la vita si sviluppa ignorando i confini di genere, specie e nazione, scopriremo così che non c’è ragione per credere che della vita sia proprietario solo l’Occidente patriarcale e impareremo che la sopravvivenza terrestre è sempre più dipendente dalla fine del capitalismo. Vivere bene non vuol dire “crescere all’infinito”. Questo concetto ce lo insegnano le piccole e grandi forme di vita: batteri, virus, cetacei e la Terra nel suo insieme. Tuttavia, molti umani ritengono di poter disporre del pianeta a proprio vantaggio. Complice il capitalismo, questa presunzione di specie ha creato i fenomeni della sesta estinzione di massa e del riscaldamento globale. L’antropocentrismo ha inoltre escluso donne, persone LGBTQI+ e tutta l’alterità non-umana dall’accesso ai saperi, appropriandosene. Per invertire la rotta, secondo Angela Balzano, è necessario ripartire dall’etica e dalle scienze considerate eretiche, come l’etica materialista e le epistemologie e biologie cyborg e transfemministe. Fabio Poletti

Angela Balzano
Eva virale
La vita oltre i confini di genere, specie e nazione
2024 Meltemi
pagine 212 euro 18
Per gentile concessione dell’autrice Angela Balzani e dell’editore Meltemi pubblichiamo un estratto dal libro Eva virale
Le piante si orientano verso il sole e l’acqua in qualsiasi condizione e con molti mezzi, non è in realtà una rarità che un fiore piccolo come la lobularia maritima spacchi il cemento e se, come me, trovate questa foto romanticamente sovversiva è perché abbiamo drasticamente cementificato il pianeta rendendo, se non impossibile, molto difficile la vita delle piante. Per fortuna le piante sono organismi molto più intelligenti di noi e sono sicura in coalizione con i batteri e i virus se la caveranno benissimo, soprattutto se partendo alla volta di Marte lasceremo loro la Terra. Immaginatevi la fonte di disturbo che siamo per loro, i nostri campi elettromagnetici le stordiscono, le nostre deviazioni dei corsi d’acqua le confondono, ma è soprattutto l’uso massivo del cemento che le (e ci) danneggia. Pare che il cemento sia dopo l’acqua il materiale più usato sul pianeta e c’è chi ha calcolato che “se l’industria del cemento fosse un paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di anidride carbonica al mondo con un massimo di 2,8 miliardi di tonnellate, superato solo da Cina e Stati Uniti”.
Plastica e cemento: ecco di che materia sono fatte le nostre little boxes.
Plastica e cemento: ecco di che materia è fatta la Sesta Estinzione di Massa.
Eppure ci siamo dette polvere di stelle, riconoscendo che la materia di cui siamo fatte è la stessa, viva ma mortale, che pulsa nell’universo. Perché ri/produciamo una tale materia non-viva ma quasi immortale? Perché ce ne circondiamo, fino al punto da ingerirla, respirarla, trasformandola in nostra materia corporea e divenendo corpi prostetico-metallico-sintetici nel tentativo di durare un po’ di più, di invecchiare un po’ più in là?
Ci sono molti nessi tra gli appartamenti in cui viviamo, il sistema di riscaldamento e illuminazione dei grandi edifici in cui lavoriamo, i raccordi stradali delle megalopoli, i mega parcheggi in cui lasciamo l’auto per andare a fare la spesa, la medicalizzazione, le tecnologie dell’informazione… e il riscaldamento globale. In poche parole, il modo in cui ci ri/produciamo in occidente è interamente da mettere in questione (leggi: sovvertire). Si può andare al cuore del problema, almeno concettualmente. E il cuore del problema, concettualmente, sta nel rifiuto degli occidentali, nel loro diniego dell’equazione “materia viva = materia mortale” a favore del triste desiderio “materia sia pure non-viva ma immortale” (si torni con la mente alla tensione al nucleare di cui al primo capitolo: uranio e plutonio cosa sono se non le parti umano-aliene più longeve, immortali creature che vivranno per sempre distribuendo morte?).
Pensate ai sapiens milionari, a quelli che si fanno ibernare alla ricerca della vita eterna. Questa vita eterna, semmai la vivranno, la vivranno da non-vivi, dato che al momento sono materia inerte e crio-conservata in luoghi come l’Alcor Life Extension Foundation o il Cryonics Institute in attesa di un viaggio spaziale alla volta di Marte. Che tipo di desiderio è questo anelito alla trascendenza che non passa per la religione, ma passa da conto in banca a conto in banca?
La vita eterna in ogni religione richiede sacrificio, esige l’osservazione dei suoi precetti, in alternativa l’espiazione con pentimento. Non è neppure certo, la religione cristiana lo promette, che la vita eterna sia piacevole: per molte persone di eterna c’è solo la dannazione. L’immortalità promessa dalla religione, in aggiunta, è sempre immateriale, prevede da chi davvero ambisce alla salvezza che non rimpianga mai il corpo (gli stessi precetti religiosi da osservare per arrivarvi consistono nella sua rimozione). Tuttavia le/i sapiens che crio-conservano i propri corpi lo fanno perché dei corpi desiderano la vita eterna, perché la promessa del biocapitale così risuona a tutti i livelli: vivi sempre al meglio della tua salute, prenditi sempre cura di te, dal pre-nascita al post-morte. Al posto del sacrificio, il debito.
Così suona l’imperativo di articolazione interna, intrinseco oggi alla produzione di soggettività stessa, del capitale umano: se siamo noi a desiderare l’immortalità dei nostri corpi e di quelli delle persone che amiamo saremo noi a indebitarci e chiuderci nel circolo vizioso auto-terapia-medica- lizzazione a costo di vivere una non-vita del cemento. Non c’è infatti da contare su welfare o sanità pubblica, dobbiamo essere noi in primis a evitare cattive abitudini e prevenire l’insorgere di ogni patologia e/o incidente, e con le nuove tecnologie dell’informazione bastano un click e un iban per rispondere a questi scopi: la medicina personalizzata oggi lo è di sicuro nel senso che i suoi costi sono individualizzati. Di questo circolo vizioso che chiamo, ispirandomi a Nikolas Rose, “circolo dell’auto-terapia” non vediamo i limiti: se prenderci cura di noi vuol dire bere un litro di acqua all’aloe in bottiglietta di plastica al giorno, farci monitorare (leggi: controllare) l’attività fisica e farci consigliare gli esercizi giusti da 4 app diverse, modificare geneticamente un embrione prima di impiantarlo per fare in modo che non contragga mai il virus XXX… forse stiamo esagerando. E non perché non sia giusto prendersi cura di sé e di chi si ama, ma perché c’è sempre un altro modo di fare le cose.
Il desiderio di r/esistere in vita, di durare, è la spinta comune a tutti gli esistenti, ci ricorda Spinoza, ma come r/esistiamo insieme, una specie con l’altra, in questo pianeta? Possiamo fare in modo che il nostro desiderio di r/esistenza prenda corpo in concatenamenti meno nocivi per il non-umano e per l’umano stesso? Occorre che ci dotiamo di altri modi di fare le cose, altri modi di curarci e riprodurci, occorre individuare qualche limite e adottare una misura: almeno lo stretto necessario.
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