Non solo nella Germania di Hitler. Amaro il destino degli ebrei in tutta Europa, particolarmente in quella dell’Est preda di governanti filonazisti e da sempre antisemiti. Esemplare il caso della Romania sotto il dominio della Guardia di Ferro, il movimento ultranazionalista di Corneliu Zelea Codreanu che diede vita ad uno dei più feroci pogrom contro gli ebrei continuato poi dal suo successore. A farne testimonianza l’opera di Mihail Sebastian, DIARIO 1935-1944, pubblicato da Castelvecchi. Mihail Sebastian, nato a Braila nel 1907 e morto a Bucarest nel 1945 in un incidente stradale, è lo pseudonimo di Iosef Hechter, romanziere e drammaturgo romeno di origini ebraiche, uno degli intellettuali più importanti degli Anni Trenta e Quaranta. Trasferitosi a Bucarest per studiare Giurisprudenza, inizia a collaborare con numerose riviste letterarie e quotidiani. Dove scrive della sua condizione di ebreo e dell’antisemitismo che permea la società romena. In questo DIARIO, rimasto inedito fino al 1996, riversa ogni aspetto del proprio vissuto. Le sue opere fanno importante parte del Novecento romeno. Accolto alla sua pubblicazione nel 1996 come un evento letterario, il DIARIO di Mihail Sebastian è diventato uno dei libri fondamentali della letteratura europea del XX secolo. Capolavoro della memorialistica tradotto in diverse lingue, testimonianza di una profonda coscienza ebraica, narra vicende pubbliche e private che si snodano lungo quasi un decennio e si intrecciano agli eventi politici e culturali della Romania e dell’Europa della Seconda Guerra Mondiale. In questo intimo resoconto della sua esistenza, Mihail Sebastian descrive un crescente senso di emarginazione e il diffuso clima di antisemitismo in una cronaca personale e filosofica, sempre oscillante tra speranza e dolore. La storia, con la conquista di Parigi da parte dei nazisti e i pogrom dell’Est, accompagna così le minuzie della vita quotidiana tra incontri con figure eminenti della cultura romena come Mircea Eliade o Emil Cioran, appassionati amori letterari e il pericolo incombente della deportazione. Il libro termina il 31 dicembre dell’anno della liberazione. La gioia dopo tutto quello che è stato è ben poca cosa. Mihail Sebastian non può immaginare che di lì a poco, il 29 maggio 1945, morirà in un banalissimo incidente stradale mentre va a lezione, quando ha appena 37 anni. Fabio Poletti

Mihail Sebastian
DIARIO
1935-1944
Traduzione di Mauro Barindi e Horia Corneliu Cicortas
2024 Castelvecchi
pagine 752 euro 30

Per gentile concessione dell’editore Castelvecchi pubblichiamo un estratto dal libro DIARIO 1935-1944 di Mihail Sebastian

Giovedì, 11 maggio
Questa notte avevo appena finito di scrivere le righe sopra che è suonato l’allarme. Siamo stati tenuti nel rifugio fino alle due, dopo di che c’è stato il “fine allarme” senza che si sia sentita una sola detonazio- ne da nessuna parte. Ma non riesco più a stare a questo gioco sinistro con la calma di prima. Ho certi sussulti nervosi che fatico a dominare.
Sto forse entrando anch’io nel panico? Non devo. Non ne ho il diritto. Devo mantenere la calma, resistere. Almeno per la mamma, se non altro.
Per un paio di giorni sono stato tentato dal vago proposito di andarmene (tutti se ne vanno…).
Oggi ho visto Romulus Dianu. (Quanto sono ingenuo!). Gli ho chiesto se potesse intervenire presso il ministero degli Interni. Il suo rifiuto è stato freddo, evasivo, garbato. Il tipo è molto reticente, nei suoi gesti melliflui con un so che da lucertola.
Ma questo episodio mi cura dal fare certi tentativi. Rimaniamo bloccati qua, e che Dio vegli su di noi.
Nora e Mircea se ne sono andati. Oggi li ho chiamati più volte al loro numero di casa, e non mi ha risposto nessuno. Mi sento più solo di prima, un povero scapolo che si aggrappa alle amicizie, incline a fare di esse parte delle sue abitudini.
LUNEDì, 15 MAGGIO 1944
Nel pomeriggio ho passeggiato per la città, oppresso dalla solitudine. Non c’è nessuno con cui scambiare una parola. Non c’è un cinematografo aperto in cui poter entrare (gran parte di essi sono chiusi. Gli altri hanno in programma ciarpame, rimasugli, roba vecchia, come in una triste città di provincia).
Continuo nella lettura di Balzac. A volte è deprimente. C’è una sorta di meticolosa ferocia, di non so quale ostinazione nella catastrofe. Cousine Bette e Cousin Pons: capolavori tristi, in cui il “trionfo del male” viene elaborato in maniera implacabile. Li ho letti con ingenuità, con compassione, con indignazione. E in più, è sconfortante la mediocrità dell’ambiente. Piccole furie abiette (Bette, Mme Matiffat, La Cibot, Fraisier). Qui nessuno possiede la grandezza mefistofelica di un Vautrin.
Ho ancora tic da scrittore. L’idea di scrivere un giorno un libro su Balzac mi è rimasta dalla mia vita precedente. Ma che senso ha un progetto del genere nell’attuale sfacelo? Quando, come, con che cosa potrò rifarmi una vita?
Sebastopoli è caduta, da circa due giorni. La guerra a est uscirà mai dallo stallo in cui si trova da oltre un mese? All’infuori dei bombardamenti, sui fronti tutto è immobile.
Lunedì, 15 maggio
Cinque giorni senza allarmi, e otto senza bombardamenti. Quanto durerà ancora questa pausa non lo sappiamo, ma, ad ogni modo, ci ha fatto tirare un respiro per distendere i nervi a pezzi.
Se non fosse ridicolo formulare qualsiasi giudizio politico sui bombardamenti, direi che al momento questa pausa debba continuare, fintantoché l’offensiva anglo-americana in Italia (partita tre giorni fa) raggiungerà la sua massima intensità. È lì che c’è assoluto bisogno che venga concentrata l’aviazione, per lo meno finché si spezzerà la linea tedesca, e non sarebbe logico dislocare forze aeree verso altri obiettivi.
Non sarebbe logico. Ma niente è logico in questa guerra, almeno per noi che giudichiamo senza informazioni, in base solo a frammenti di apparenze e a mezzi indizi.
Non ero io forse, la sera del 3 maggio, a spiegare ad Alice Theodorian che gli anglo-americani riprenderanno i bombardamenti sul- la Romania solo nel momento in cui i russi scateneranno una nuova offensiva in Bessarabia e Moldavia? Il mio ragionamento era perfettamente logico. Tuttavia, due ore dopo, ci trovavamo tutti negli scantinati e nella notte, un po’ in tutta la città, crepitavano le prime bombe inglesi.
Martedì, 23 maggio
Lettere da Poldy. Piuttosto vecchie (fine marzo, inizi di aprile), ma rassicuranti.
Negli ultimi tempi avevo perso le speranze. Ero tormentato dai pensieri più angosciosi.
Quanto ha sofferto, nella sua solitudine!
Continua la calma. C’è stato un bombardamento a Ploiești (mercoledì a mezzogiorno, credo), ma qui da noi niente.
L’isteria della “maggiore attenzione”, degli allarmi e preallarmi si è placata. Sembra che la città sia ritornata a essere più vivace.
Ma quanto durerà questa pausa?
L’offensiva in Italia continua. Al contrario, sugli altri fronti, calma piatta. Anche la pressione aerea in occidente sembra attenuarsi. La febbre dell’invasione è diminuita sensibilmente.
Ho finito il sesto volume di Balzac della «Pléiade». Ho cominciato il settimo volume.
Mercoledì, 31 maggio
Allarme questa mattina. Ci sono stati bombardamenti a Ploiești e a Brașov. I combattimenti in Italia continuano con intensità, il che non impedisce agli anglo-americani di abbattersi anche su di noi. Ad ogni modo, abbiamo avuto tre settimane di grazia.
Ho l’impressione che non appena sui fronti assisteremo a nuovi avvenimenti (la caduta di Roma, oppure l’invasione o l’offensiva russa), entreremo di nuovo nella fase dei bombardamenti in serie, forse ancor più pesanti di quelli trascorsi. Nel qual caso sto pensando di andarmene, ma mi sarà possibile?
Sto traducendo per Sică Vient de paraître11. Alla Sala Studio sta programmando una stagione, che vuole far partire tra qualche giorno mettendo in scena Stella senza nome. Ma non penso che fino ad allora riuscirà a combinarci qualcosa seriamente.
La guerra è ancora qui, anche se a volte ci lascia in pace per alcuni giorni.
Lunedì, 5 giugno
Roma occupata dagli Alleati.
La notizia non mette tanto i brividi, oggi, nove mesi dopo l’armistizio italiano. Ad ogni modo, che splendido ribaltamento del destino! Siamo troppo stanchi per rallegrarcene. Abbiamo bisogno della fine
della guerra, non di vittorie intermedie.

Titolo originale: Jurnal. 1935-1944
© 2024 Lit Edizioni s.a.s.

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