Sono stati la colonna portante della pandemia – sfamandoci, soprattutto – ed ora non sappiamo più farne a meno. Ma chi siano e cosa provino i ragazzi delle consegne, i delivery boy, che sfrecciano con le loro biciclette talvolte elettriche, nelle nostre città simili a un formicaio, non sappiamo niente di niente. La loro storia la scopriamo quando emerge lo sfruttamento di una compagnia, al limite dello schiavismo ha stabilito la magistratura italiana, o – ancora peggio – quando muoiono in un non infrequente incidente stradale. Peter Mendelson, scrittore e graphic novelist americano, direttore di The Atlantic, in questo Delivery pubblicato da Il Saggiatore, ci apre un mondo. La scrittura è sincopata, come una pedalata assai veloce, necessaria se si vuole tenere il ritmo imposto dallo Zio, il capo della filiale molto più simile a un padrone. Le frasi sono brevi, talvolta brevissime, spesso secche come uno schiaffo. Il ragazzo del Delivery viene da un Paese straniero. Parla tante lingue ma non quelle della città dove pedala, all’inizio colmo di sogni e ambizioni. Le sue origini lo accompagnano mentre percorre strade sconosciute, effettua consegne a persone che non lo degnano nemmeno di uno sguardo, calcola veloce il ritmo delle pedalate in sincrono con i magri guadagni che gli entreranno in tasca. La sua, a guardarla bene, è l’epopea del nostro tempo. Sconosciuti tra una folla che non si accorge di noi e talvolta si scansa per paura di un contatto fisico, costretti ad andare sempre più veloci verso il nostro fato. Come scrive in questo mirabile libro Peter Mendelsund: «Il ragazzo delle consegne pedalò e pedalò. Così si spinse in avanti e non alzò più lo sguardo per un altro lungo tratto, forse centinaia di pedalate, centinaia di lamenti, affanni, centinaia di momenti di disagio e di dolore.» Fabio PolettiPeter MendelsundDeliverytraduzione di Stefano Valenti2022 Il Saggiatorepagine 304 euro 19

Per gentile concessione dell’autore Peter Mendelsund e dell’editore Il Saggiatore pubblichiamo un estratto dal libro Delivery.Il cliente quattro andava di fretta.L’uomo aveva voltato le spalle al ragazzo delle consegne non appena ritirato il pacco. Nella foga, la mano del ragazzo delle consegne e la mano del cliente si erano toccate.«Non toccare il cliente.»(N. aveva ragione, certo, ma comunque era accaduto.)Quando era accaduto che la mano sfiorasse in modo accidentale le nocche di un cliente nervoso, anziano o sbrigativo, il ragazzo delle consegne aveva ricevuto mance scadenti, e gli erano state date: zero stelle; zero stelle; una stella. (Rispettivamente.)«Lasciate passare.»Tornato al magazzino, controllò i numeri, e poi gli alti scaffali: due shopping bag, due scatole di medie dimensioni.I sacchetti erano finiti sul manubrio, una scatola sotto il braccio sinistro, la seconda fissata al portapacchi con cinghie elastiche.Ne aveva quattro: due rosse, una gialla, una verde.(Il quinto cliente gli aveva dato cinque stelle e una mancia del trenta per cento su un ordine molto grosso.) Anche il sesto cliente aveva sorriso, così come la signora di prima, e gli aveva dato una mancia generosa.Le cinghie erano state fornite al ragazzo delle consegne, insieme al casco e al telefono, dal responsabile di magazzino. Conosciuto da tutti come lo Zio, era vecchio e allampanato, aveva occhi duri e polpastrelli gialli.Riguardo agli articoli del magazzino, erano state impartite rigide istruzioni comprese soltanto in parte dal ragazzo delle consegne.Settimo cliente: mancia medio-alta.La giornata migliorava. Anche se con stelle nella media, le mance si ammucchiavano (piling in).Si accumulavano (piling up). «Giusto» si disse, nel ricordare.Il ragazzo delle consegne percorse in discesa una strada che costeggiava un parchetto. Gli alberi e la strada curvavano e digradavano dolcemente in sintonia.Clacson. «Stronzo!»Le indicazioni generali del magazzino erano – attraverso una confusa sequenza di parole mancanti e di frasi comprese per metà – che telefono, casco, cinghie e bicicletta appartenessero tutti e in modo inequivocabile al magazzino stesso.Si chinò in avanti, giù per la collina.Il parco e la strada.(Queste cose appartenevano al magazzino. Tutto gli apparteneva.)Nel guardare sopra la spalla, rivolto verso il crinale dietro di lui, notata la curva del parco e della strada, il ragazzo delle consegne provò una tenerezza inattesa.Si preannunciava una giornata molto calda.(La coreografia implicita nella scena, il modo in cui il parco e la strada avevano curvato – o forse era l’oscillare degli alberi – ricordarono al ragazzo delle consegne i balli; quelli che si tenevano nel suo paese d’origine, sui pavimenti in marmo del vecchio auditorium.)La sensazione suscitata nel ragazzo delle consegne era (con mia grande sorpresa) una forma di pietà.In genere il ragazzo delle consegne non partecipava a quei balli.La musica lo aveva nauseato; lo aveva nauseato l’accumularsi di profumo, dopobarba e sudore; lo aveva nauseato la mancanza di aderenza della pista da ballo in marmo. Ma ad averlo nauseato più di ogni altra cosa era non avere compreso le regole che governavano la scelta del partner, ovvero, chi dovesse ballare con chi e perché.In occasione di quei balli indossava una giacca. Gli appariva appropriato.(Le ragazze: vestiti alla caviglia.)Il ragazzo delle consegne alzò la visiera. Si passò il dorso della mano sulla fronte.Cliente otto. Ritiro al bar all’angolo.    (O forse non era la curva della strada, o gli alberi; ma poteva essere il fruscio della gonna di una ragazza in strada a ricordargli i balli. Non importa.)Il ragazzo delle consegne era nella coda preferenziale e quando raggiunse il bancone porse la ricevuta e attese.La ragazza dietro al bancone aveva polsi davvero sottili.Le consegnò il modulo d’ordine senza dire una parola.© 2021 by Peter MendelsundPublished by arrangement with Farrar, Straus and Giroux, New York and The Italian Literary Agency© il Saggiatore S.r.l., Milano 2022Titolo originale: The Delivery

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