In questi tempi bui ci mancano dei cattivi maestri, che ci indirizzino con la logica e l’acume, fuori dalle logiche  prestabilite del pensiero dominante. Che in questo primo quarto di secolo si traduce con capitalismo e sopraffazione, finanza e zero diritti, divario sociale ed economico ma soprattutto guerra, tanta guerra che sgocciola sulle nostre vite a volte rendendoci insensibili, per una overdose di morti che sbucano da ogni telegiornale e da ogni reel sui social. Cattivo maestro è il titolo del libro di Piergiorgio Odifreddi  pubblicato da Raffaello Cortina, una biografia ragionata di Bertrand Russell, uno dei pensatori più illuminati del secolo scorso, i cui scritti e le sue parole sarebbero bussola necessaria anche oggi, viste le battaglie combattute fino all’ultimo giorno della sua vita contro convenzioni e pensieri omologati e soprattutto contro le logiche violente dettate dalla guerra e dalla sopraffazione. Piergiorgio Odifreddi ha studiato matematica in Italia e negli Stati Uniti, e ha insegnato Logica matematica presso l’Università di Torino e la Cornell University di New York. Nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica. Per l’editore Raffaello Cortina ha pubblicato Il computer di Dio (2000), La repubblica dei numeri (2002), Pillole matematiche (2022), A piccole dosi (2023), C’è del marcio in occidente (2024) e Incontri ravvicinati tra le due culture (2025). Bertrand Russell è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo che gli è valso il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Ha fondato una scuola alternativa per i bambini, e divulgato in maniera semplice e convincente la scienza e la filosofia. Ha combattuto contro la religione, tutte le religioni, e la superstizione. Molto prima delle libertà del Sessantotto che gli deve molto, Bertrand Russell si è schierato a favore dell’amore libero e dei matrimoni aperti. E possiamo solo immaginare come si sceglierebbe oggi contro chi, razzolando per altro malissimo, ipotizza unioni solo benedette da un altare di due persone di gender omologato. Bertrand Russell, ed è ciò che più ci manca oggi, è un grande pensatore “immorale” del Novecento per affrontare le questioni più spinose del nostro tempo. Le sue battaglie le ha combattute ovunque, anche dallo scranno della Camera dei Lord britannico. È stato incarcerato due volte per pacifismo, la seconda a novant’anni. Ha istituito un tribunale contro i crimini di guerra degli Stati Uniti in Vietnam. E a novantott’anni, due giorni prima di morire, nel 1970, ha lanciato un ultimo appello contro i crimini di guerra di Israele in Palestina. Fabio Poletti

Piergiorgio Odifreddi
Cattivo maestro
Bertrand Russell: logico, ateo, libertino e pacifista
2026 Raffaello Cortina
pagine 256 euro 16

Per gentile concessione dell’autore Piergiorgio Odifreddi e dell’editore Raffaello Cortina pubblichiamo un estratto dal libro Cattivo maestro

Gli Stati Uniti alla sbarra (1967)

Come racconta nell’Autobiografia, a partire dall’aprile del 1963 Russell dedicò sempre più tempo, e sempre più pensieri, alla guerra in Vietnam, trascurando quasi tutti gli altri suoi molteplici interessi. I suoi interventi di quel periodo furono poi raccolti nel libro I crimini di guerra nel Vietnam (1967), che conteneva due allegati
importanti.
Il primo era un suo poscritto, in cui egli introduceva per la prima volta l’idea di istituire un tribunale indipendente per processare i responsabili di quei crimini. E il secondo un’appendice di Ralph Schoenman, contenente un resoconto di quanto egli aveva visto con i propri occhi in Vietnam nel 1966, in un viaggio di ricognizione durato alcune settimane.
Schoenman era un attivista americano che Russell aveva conosciuto nel 1960, rimanendo impressionato dal suo entusiasmo e dalla sua capacità organizzativa.
Da quel momento egli divenne il segretario particolare del filosofo, e l’ispiratore di molte delle sue attività
nell’ultimo decennio della sua vita.
Fu Schoenman a spingere Russell ad abbandonare la Campagna per il Disarmo Nucleare, con la quale egli si era impegnato fin dal 1958, e a istituire invece un Comitato dei 100 per la resistenza non violenta e la disobbedienza civile. E a istituire anche una Fondazione Russell, per l’organizzazione e la gestione delle varie attività del filosofo relative al rifiuto della guerra, della corsa agli armamenti e delle ingiustizie sociali.
Per quanto riguarda il Vietnam, Russell ammise nell’Autobiografia che agli inizi dovette superare le proprie resistenze e i propri pregiudizi sugli Stati Uniti:
Al tempo della guerra in Corea (1950-1953) mi ero rifiutato di credere alle asserzioni del professor Joseph
Needham e altri, che accusavano gli americani di essersi serviti di quella guerra per sperimentare nuove armi (biologiche e chimiche) di distruzione di massa. Devo a lui e agli altri le mie scuse più sincere, per aver con-
siderato quelle accuse esagerate.
Needham era un biochimico e sinologo inglese, diventato famoso per un’opera monumentale su Scienza e civiltà in Cina (1954-1995). Durante la sua lunga permanenza in Cina dopo la Seconda Guerra Mondiale, scoprì che molti resti delle bombe usate dagli americani nel Sud del paese erano infestati di bacilli di antrace, e sospettò un uso bellico di armi biologiche. Durante la guerra in Corea ispezionò il terreno di combattimento, e confermò l’uso di armi batteriologiche in un rapporto del 1952, citato appunto da Russell. Il quale continuava:
Sul Vietnam venni a conoscenza non solo di metodi barbari, ma anche della più cinica e spietata repressione del desiderio di indipendenza di un piccolo paese.
La violazione degli accordi di Ginevra del 1954, l’aiuto fornito alle dittature di Diem e Van Thieu, l’insediamento di uno stato di polizia e la soppressione degli oppositori, erano tutti crimini intollerabili.
I pretesti per l’escalation, e soprattutto le accuse rivolte dagli Stati Uniti al Vietnam del Nord, mi ricordavano addirittura i pretesti avanzati da Hitler per le sue avventure europee, un quarto di secolo prima.
Naturalmente, posizioni come quelle di Needham, Russell e Schoenman erano intollerabili nella Land of the free, e non furono tollerate. A Needham fu impedito di entrare negli Stati Uniti per decenni. Russell venne censurato e svillaneggiato dal New York Times. E Schoenman, che era americano, fu accusato di essersi recato in Vietnam senza il permesso del suo paese. Nel 1967 gli venne revocato il passaporto, e impedito di presenziare ai lavori del Tribunale. E nel 1968 fu espulso dalla Gran Bretagna, e costretto a porre fine al suo rapporto con Russell.
In precedenza, nell’estate del 1966, il filosofo aveva scritto a una serie di personalità, chiedendo loro di aderire al progetto del Tribunale. Ricevette molte adesioni, e scelse Jean-Paul Sartre come presidente esecutivo. In un certo senso, individuò semplicemente in lui il proprio alter ego, visto che il famoso filosofo aveva svolto in Francia un’intensa azione politica e sociale, per molti versi simile alla sua in Inghilterra.
In particolare, Sartre era diventato uno dei simboli della resistenza civile alla guerra coloniale francese in Algeria. E nel 1964 aveva rifiutato il premio Nobel per la letteratura, con questa motivazione:
La sola lotta possibile sul fronte della cultura è quella per la coesistenza pacifica delle due culture, dell’Ovest e dell’Est. Per questo motivo, non posso accettare onorificenze conferite dalle alte istanze culturali dell’Ovest o dell’Est. Oggi rifiuto il premio Nobel, così come domani rifiuterei il premio Lenin.

© 2026 Raffaello Cortina Editore

CHIUDI
CHIUDI