
Le cronache di Gilda
Traduzione di Chiara Puntil
2026 Ne/oN
pagine 320 euro 18,05
Per gentile concessione dell’autrice Jewelle Gomez e dell’editore Ne/oN pubblichiamo un estratto dal libro Le cronache di Gilda
La Ragazza udì il filo tagliente nella voce di Gilda, ma era affascinata dal sangue pulsante e dai colori che le vorticavano negli occhi.
«Sono sulla strada che ho scelto, quella che è giusta per me. Devi scegliere di nuovo il tuo cammino, proprio come hai fatto quando sei scappata dalla piantagione in Mississippi. Su quella strada avresti potuto trovare la morte o peggio, ma sapevi che era quella che dovevi prendere. Ti fidi di me?» Gilda chiuse gli occhi e si ritrasse un po’, liberando la Ragazza dal suo sguardo ipnotico.
Lei sentì freddo, come se le palpebre abbassate avessero spento il sole, e per un attimo ebbe paura. La stanza era tutta ombre e silenzio innaturale mentre Gilda scompariva dietro agli occhi chiusi. Alla fine la confusione si diradò e la Ragazza si sforzò di ascoltare più delle sole parole: gli alti e i bassi, il tono, il ritmo, erano tutti plasmati da una specie di fede che sperava sarebbe riuscita a raggiungere. Era più vasta di una semplice vita lunga. Era un’avventura grandiosa, e la sua fuga verso la libertà aveva soltanto iniziato a prepararla a quel viaggio.
«Sì» mormorò la Ragazza.
Gilda aprì gli occhi, e la Ragazza si sentì attrarre dentro al fluire di quell’energia. Braccia e gambe si fecero deboli. Udì un canticchiare sommesso che sembrava quello di sua madre. Non poteva distogliere lo sguardo da quello di Gilda, che la rendeva immobile. Eppure si sentiva libera e, se avesse avuto la forza di aprire la bocca, sarebbe scoppiata a ridere. Più che sentirlo, percepì che Gilda l’aveva presa tra le braccia. Chiuse gli occhi, e i muscoli si rilassarono al tocco di quella mano sul braccio. Raggomitolò il corpo longilineo sul suo grembo come una bambina al sicuro tra le braccia della madre.
Sentì una puntura al collo e udì la canzone rasserenante. Gilda la baciò in fronte e sul collo, dove c’era stato il dolore, trascinandola in una risacca potentissima. Si aggrappò a lei, affondando ancor di più dentro a un sogno, e la sentì a malapena quando le disse: «Ora devi bere». Gilda si portò la testa della Ragazza al seno e si squarciò la pelle con un gesto rapido, poi si premette la bocca della Ragazza contro la vita rossa che le stillava dal petto.
Presto il flusso fu una marea che la indebolì. Scostò la Ragazza che poppava e sigillò la ferita. Rimase seduta con la Ragazza accoccolata sul grembo finché il fuoco non morì. Quando il sole cominciò a infiltrarsi nella stanza buia, la portò nella camera da letto al piano di sopra, dove dormirono per tutto il giorno. Gilda si svegliò al tramonto, la Ragazza ancora stretta tra le braccia. Sgusciò fuori dal letto e andò di sotto a far bollire un pentolone d’acqua. Quando tornò per finire di vestirsi, la Ragazza la osservò in silenzio.
«Non mi sento bene» disse, la nausea che le risaliva in gola.
«Sì, presto starai meglio» le rispose, prendendola tra le braccia e portandola di sotto e poi fuori. L’aria della sera fece tremare la Ragazza, nella sua camicia leggera. Gilda le resse la testa, rivolgendola verso la terra, poi la lasciò da sola, seduta sui gradini posteriori. Tornò con una pezzuola umida e le pulì il viso e la bocca, poi la riportò dentro. La aiutò a svestirsi e la mise nell’ampia tinozza che stava accanto al tavolo di cucina. Poi la insaponò, risciacquò e massaggiò fino a farla rilassare, rimuovendo la paura e il dolore con le sue mani forti e sottili mentre canticchiava la melodia risalente all’infanzia della Ragazza. La vestì di una camicia da notte delle sue, pulita, bordata di pizzo Sangallo e profumata di lavanda, poi la rimise a letto.
«Bird tornerà fra poco. Non devi aver paura. Chiedile di completare il cerchio. Sarà lei che ti renderà nostra figlia. Te ne ricorderai?»
«Sì» disse flebilmente la Ragazza.
«Dovrai anche ricordarti, più avanti, quando il tempo graverà su di te come terracotta indurita attaccata alla tua schiena, che è per amore che facciamo tutto questo.» Gli occhi di Gilda erano accesi ed erranti. Il potere che vi era racchiuso cullò la Ragazza e la fece addormentare, anche se sentì una fitta di fame e disagio dentro di sé. Le labbra di Gilda le sfiorarono ancora la fronte. Poi dormì senza sogni. Si svegliò di soprassalto e vide Bird stagliarsi su di lei nel buio, resa ancor più ombrosa da un’espressione di collera funesta, gli occhi sgranati e asciutti.
«Quando ti ha lasciata?» La voce di Bird era rigida e controllata, malgrado il tremore delle mani che stringevano dei fogli di carta stropicciati.
Gilda le aveva detto di non aver paura e non ne aveva, era solo ansiosa di capire cosa sarebbe successo ora. «Da un bel pezzo, mi pare, da prima che facesse buio. Portava i suoi vestiti da passeggio e ha detto che tu avresti completato il cerchio. Dovevo ricordarmi di dirtelo.»
Bird si precipitò fuori dalla stanza. Al piano di sotto, rimase sul portico, girandosi verso est e poi ovest come se ascoltasse qualche pensiero trasportato dal vento. Corse verso ovest, attraversò il campo e scomparve per tre ore. Quan- do tornò, i suoi vestiti erano coperti di rovi. Andò in cantina e vi si calò dentro attraverso la botola. Vide i nuovi sacchi di terra fresca impilati accanto a quelli che lei e Gilda avevano preparato moltissimo tempo prima. Tornò fuori e lasciò che la botola della cantina si richiudesse con un tonfo risonante, poi entrò in casa, dove la Ragazza giaceva debole, immobile a eccezione delle iridi, che ora erano castano scuro screziato di giallo pallido.
Bird rivolse gli occhi verso di lei come se fosse un’estranea, le diede le spalle e accese una lanterna. Rilesse di nuovo le pagine stropicciate che aveva fatto cadere a terra, poi fece qualche passo, cercando di non ascoltare il fiato corto della Ragazza. La parte più buia della notte passò. Bird tornò sul portico e scrutò le stelle come se una di esse le avrebbe mandato un segnale.
Quando il sole cominciò a levarsi, Bird si rifugiò tra le ombre della casa, muovendosi ansiosa da un angolo all’altro, in ascolto. Non sapeva bene cosa aspettarsi, forse un suono lacerante o un urlo di dolore dentro la testa. Non percepì che la Ragazza, sempre più debole al piano di sopra, e un disagio stucchevole. Col pensiero, ripeté le conversazioni recenti con Gilda. Ciascuna aveva colpito sempre più vicina al nòcciolo.
Gilda aveva avuto bisogno che Bird si allontanasse in modo da porre fine a quella lunga vita con la pace che cercava. E ogni volta Bird aveva resistito, temendo di perdere l’amore di una donna che era il centro del suo mondo. Di sopra c’era la Ragazza, ora a carico suo, colei che aveva dato quel permesso tanto agognato da Gilda.
Titolo originale The Gilda Stories
© 1991 by Jewelle Gomez
© 2026 Ne/oN Libri.


