Solo perché donna. Sotto la pioggia sferzante, ieri è finalmente arrivata la protesta che aspettavo da anni. Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, si sono riunite attiviste con diversi background, letteralmente sotto lo stesso ombrello, per reclamare diritti universali, insieme ad alcune esponenti politiche che hanno accolto con entusiasmo l’appello dell’attivista iraniana Rayhane Tabrizi, presidente dell’associazione Maanà, e di Mariela Magallanes, già deputata dell’Assemblea Nazionale venezuelana, creando per la prima volta una potente mixité. A fianco di tanti uomini, fra cui Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, emblema di tante battaglie per la libertà.
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Le promotrici di hanno lanciato un appello rivolto a donne di diverse comunità presenti a Milano per superare confini e appartenenze
Noi – donne di diverse comunità etniche presenti a Milano e impegnate nella difesa dei diritti umani – lanciamo un appello che nasce dal cuore: unirci oltre ogni appartenenza per ricordare che i diritti delle donne sono diritti umani universali. Un appello rivolto anche agli uomini perché senza di loro la nostra voce sarebbe incompleta. Essere donna oggi significa vivere troppo spesso nella paura, attraversare guerre non scelte, subire estremismi e ingiustizie. Eppure sono le donne che ricostruiscono quando tutto crolla, resistono e continuano a credere nella pace anche quando intorno c’è solo guerra. Donne che custodiscono la vita, anche quando la loro viene spezzata. Vogliamo essere un’unica voce senza confini né bandiere: dall’Afghanistan alla Georgia, dall’Iran a Israele, dall’Italia alla Palestina, dalla Russia al Sudan, dall’Ucraina al Venezuela, perché ogni donna ferita è una ferita per tutte
L’appello è stato raccolto e condiviso da Leyla Mandrelli, traduttrice, e dalla fashion designer Delshad Marsous, da sempre in prima fila nella ribellione del movimento Donna, Vita, Libertà. E anche da Fatima Haidari, la prima guida turistica donna afghana e attivista per i diritti delle ragazze allo studio, Ayla Musa dell’associazione Supports Survivors of African Wars, Noga Kadman, ricercatrice e autrice israeliana trasferitasi di recente in Italia, Sarah Mustafa, scrittrice italopalestinese, Nurgul Cokgezici, mediatrice culturale curda, Victoria Lapa, docente universitaria e socia del Comitato Ventotene, Maria Mikaelian, co-fondatrice della comunità Russi Liberi. Voci e volti di donne che hanno messo la prima pietra per un movimento trasversale che spero abbia gambe lunghe e visibilità.

Ognuna di loro aveva una lunga storia da raccontare che merita di essere ascoltata e amplificata perché c’era bisogno di ricordare la sfida di donne coraggiose al punto da mettersi a nudo e confidare pubblicamente gli abusi subiti fra emozioni, lacrime e sorrisi di chi ha smesso di avere paura, descrivendo l’orrore di guerre personali e collettive. Dall’Iran al Sudan, dall’Afghanistan a Israele e alla Palestina fino alla necessità di una pace giusta in Ucraina e l’opposizione whatever it takes alla Russia di Putin.

La protesta Solo perché donna è stata un grido nella notte più buia delle donne a cui hanno aderito la presidente Consiglio Comunale Milano Elena Buscemi, la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini, la consigliera regionale di Italia Viva Lisa Noja, la presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano Diana De Marchi.
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Ballando sotto la pioggia, sulle note di I want to break free, è nato un movimento multiculturale di cittadine milanesi che hanno molto da insegnarci. Noga Kadman, che ha deciso di lasciarsi alle spalle il fanatismo prevalente in Israele, ha parlato delle violenze subite dalle donne di entrambi i popoli e letto il messaggio della scrittrice italo-palestinese Sarah Mustafa che riporto parzialmente
Sono viva grazie alle donne. Sono venuta al mondo grazie a una donna.
Lo so, sembra banale dirlo così, ad alta voce, e invece non lo è affatto. Perché troppo spesso ce lo dimentichiamo. Dimentichiamo che siamo qui grazie a una genealogia femminile fatta di forza, di tenacia, di cure silenziose, di una resistenza che non ha mai avuto bisogno di proclami (…) E poi pensiamo anche agli uomini. Sì, agli uomini che vi sono stati amici, che sono arrivati nel momento giusto, che hanno saputo essere presenza attenta e rispettosa senza chiedere nulla in cambio della loro gentilezza. Così dovrebbe essere il mondo: gentile, umano, capace di tenersi in piedi insieme
La protesta Solo perché donna è stato il risultato di un lungo cammino, il passo necessario e urgente che aspettavo e aspettavamo. Avanti così, women united contro la violenza che riguarda tutti e non risparmia nessuno.
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