C’era del marcio in Danimarca e ora c’è pure in Gran Bretagna. Il premier Boris Johnson ha deciso, così come aveva fatto l’anno scorso il governo danese a maggioranza socialdemocratica (sic!), che i profughi entrati illegalmente nel Regno Unito, siano trasferiti in Ruanda, dove verrà esaminata la loro pratica. Se la domanda non venisse accolta, i richiedenti asilo saranno rimpatriati nel loro Paese di origine. Se accolta, invece, potranno rimanere in Ruanda. Senza poter uscire dal Paese e soprattutto senza mai più vedere le coste della Gran Bretagna.
Liberarsi dei profughi costa 145 milioni di euro
A tale scopo il governo britannico ha deciso di stringere un accordo con le autorità ruandesi che in cambio di 120 milioni di sterline, poco meno di 145 milioni di euro, si accolleranno sembra di buon grado, l’ospitalità dei profughi reietti. A gestire la complessa trattativa con il governo di Kigali è stata indicata Priti Patel, Segretario di Stato per gli Affari Interni del Regno Unito. La deputata del Partito Conservatore, origini indiane ma nata a South Harrow, si è detta «entusiasta» del progetto di Boris Johnson. Se questo provvedimento fosse stato adottato negli anni Sessanta, anziché in Gran Bretagna sarebbe nata in Ruanda, dove avrebbero deportato i suoi genitori, entrati illegalmente nel Regno Unito dalla regione indiana del Gujarat.
L’iniziativa di Boris Johnson fa seguito all’aumento degli arrivi di profughi nel Paese, 5 mila nei primi mesi di quest’anno, quasi 29 mila l’anno scorso. Per motivare il suo provvedimento, che deve ancora passare al vaglio del Parlamento, il leader britannico non ha usato molti giri di parole:
La nostra compassione può essere infinita, ma la nostra capacità di aiutare le persone non lo è
A chi gli faceva notare che il Ruanda non è proprio in cima alla lista dei Paesi più democratici, dopo il genocidio degli Hutu al potere che in pochi mesi del 1994 sterminarono un milione di Tutsi a colpi di machete, dando vita a una guerra civile sanguinosa, il presidente Boris Johnson ha risposto: «È uno dei Paesi più sicuri al mondo, con comprovata esperienza nell’accogliere i profughi».
Coro di proteste contro le deportazioni
L’iniziativa del premier inglese ha provocato reazioni preoccupate da parte delle opposizioni e delle Ong impegnate nel gestire il flusso di migranti che attraversano la Manica, dove per altro Boris Johnson vuole schierare la Marina Militare «a difesa dei nostri confini». Per Enver Solomon di Refugee Council si tratta di un progetto «pericoloso, crudele e inumano». Pure il leader della destra Nigel Farage ha sollevato qualche perplessità:
È una iniziativa che potrebbe riuscire a breve termine, ma a lungo andare ci saranno problemi con i diritti umani e bisognerà annullare tutto
Dopo l’analoga iniziativa della Danimarca si mosse l’Onu. L’Alto Commissario Filippo Grandi, oltre a rilevare la violazione di tutti gli accordi internazionali in tema di accoglienza, prospettò che in questo modo il destino dei profughi sarebbe stato ancora più a rischio:
Questa norma potrebbe comportare il trasferimento forzato dei richiedenti asilo e l’abdicazione da parte della Danimarca delle responsabilità relative alle procedura di asilo e alla protezione dei rifugiati vulnerabili
Allora si disse entusiasta il leader della Lega Matteo Salvini, che scrisse al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, perché pure l’Italia adottasse lo stesso provvedimento.
Profughi, trova le differenze
Non vorremmo che, dopo Danimarca e Gran Bretagna, altri Paesi europei prendessero la stessa strada. Anche l’Ungheria del filorusso Viktor Mihály Orban, che pure ha aperto le porte ai profughi ucraini, da tempo vuole rafforzare la presenza dell’esercito al confine. E così ancora oggi assistiamo alla schizofrenia dell’Occidente e dell’Europa in particolare, che si è mossa all’unisono per aiutare quasi cinque milioni di ucraini in fuga dai carri armati di Vladimir Putin ma fa sempre resistenza quando i profughi arrivano da altri Paesi. E allora ci chiediamo, ma cosa hanno di diverso i richiedenti asilo che scappano dalle guerre in Africa da quelli che fuggono dall’Ucraina, a parte il colore della pelle?
Foto: twitter/pritipatel


