Ci sono tensione, insofferenza e a volte rassegnazione tra coloro che continuano ad attendere da quasi due anni una risposta alla richiesta di regolarizzazione di un lavoratore o una lavoratrice stranieri irregolarmente presenti in Italia o in attesa di definire la propria posizione giuridica. È ciò che succede a Vlada, classe 1994, cittadina ucraina che entra in Italia nel 2015 appena diciannovenne per studiare all’università e raggiungere la madre ed il fratello più grande, regolarmente soggiornanti in Italia.

La richiesta di regolarizzazione di Vlada

La sua prima richiesta di soggiorno per motivi familiari viene rigettata dalla Questura perché male incardinata: la madre di Vlada e il suo compagno italiano, deceduto nel 2016, non avevano mai contratto matrimonio. La giovane, pur essendo a carico dei familiari in Italia e non avendo nessuno nel Paese di origine, non rientra nelle fattispecie previste dal Decreto legislativo n. 30/2007 che regola il soggiorno dei familiari dei cittadini europei. Irregolare per gli anni a seguire, trova una famiglia italiana che decide di regolarizzarla come collaboratrice domestica, prospettandole un lavoro part-time che le consenta di conciliare lo studio ed un guadagno dignitoso. La richiesta di regolarizzazione viene inviata l’8 luglio 2020, in occasione dell’applicazione del cosiddetto decreto Rilancio.

Dopo più di un anno e mezzo di attesa, tiriamo un sospiro di sollievo. Finalmente, il 21 dicembre del 2021 lo Sportello unico immigrazione della Prefettura di Milano invia alla datrice di lavoro la lettera di pre-accettazione della sua istanza. I documenti a corredo dell’istanza vengono tempestivamente inviati subito dopo Natale. Il 17 febbraio 2022, però, l’Ispettorato territoriale del lavoro di Milano chiede di documentare il possesso di redditi alla datrice di lavoro di Vlada, cittadina italiana e impiegata di banca, che guadagna ben più di quanto richiesto dalla normativa per la regolarizzazione.

Lo Sportello sostiene che, da un’indagine tributaria, la datrice di lavoro non possiede il reddito dichiarato, elemento che subito ribadiamo con l’adeguata documentazione

Nel purgatorio amministrativo dal 2020

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, inondo la Prefettura di email ricordando che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro l’8 marzo 2022 ha emanato una circolare chiedendo agli uffici coinvolti di trattare con priorità e urgenza le pratiche a favore dei lavoratori ucraini “al fine di agevolarne la mobilità territoriale e le eventuali ricongiunzioni familiari”. Solo una settimana fa ricevo una email dallo Sportello unico in cui mi informano che la pratica è in convocazione e che presto riceveremo un appuntamento.

Solo nelle ultime due settimane, lo Sportello unico immigrazione della Prefettura di Milano, interessato dal maggior numero di istanze di sanatoria a livello nazionale (ne ha più di 22.000 in trattazione, più del 10% del totale) sembrerebbe essere in dirittura di arrivo con l’invio delle pre-accettazioni delle richieste inviate ad agosto 2020.

In alcuni casi, per coloro che avevano inviato le domande a giugno 2020, le procedure si sono concluse. Per altri, ancora una buona parte, le domande sono sospese

I lavoratori e le lavoratrici che ancora attendono di concludere la complicata procedura di emersione dal lavoro irregolare, attivabile dal primo giugno 2020 al 15 agosto 2020, vivono da mesi in una specie di purgatorio amministrativo in attesa di regolarizzazione: non hanno il codice fiscale ma possono ricevere una tessera sanitaria provvisoria della durata di sei mesi, senza l’assegnazione del medico di base. In molti sono riusciti a vaccinarsi ma per alcuni ottenere il green pass è stato un percorso ad ostacoli. Per il resto, senza avere in mano l’agognato permesso di soggiorno, non possono lasciare il territorio nazionale, rientrare in patria per vedere i propri famigliari, né ricongiungerli in Italia, pur avendo i requisiti reddituali e magari un alloggio a disposizione. Una situazione insostenibile anche per i datori e le datrici di lavoro e per coloro che desiderano assumerli e che sono disorientati sul da farsi.

La sospensione del portale delle regolarizzazioni

Il 22 luglio 2021, durante il question time in Senato, la ministra dell’Interno Lamorgese ha risposto a un’interrogazione di Loredana De Petris ed Emma Bonino affermando che all’1 giugno 2021 solo il 14% delle domande erano state esaminate e pochissimi permessi di soggiorno erano stati rilasciati. Sebbene un anno fa il Ministero abbia assunto 171 unità interinali per la lavorazione delle istanze, resta evidente la scarsità di risorse investite nelle procedure.

L’ultimissima notizia è che, da venerdì 22 aprile 2022, il portale Nullaostalavoro per la verifica dello stato delle procedure, a cui si può accedere solo con le credenziali SPID, non è più operativo

A partire dall’11 maggio il nuovo Portale servizi del Dipartimento libertà civili e immigrazione sarà raggiungibile all’indirizzo portaleservizi.dlci.interno.it, sezione Sportello unico per l’Immigrazione. Per due settimane dunque non si potrà avere accesso alle notizie riguardanti le istanze né queste potranno essere lavorate. Un’altra sospensione ed ulteriori ritardi.

Mi domando se abbia senso inviare l’ennesima mail di conforto ai miei assistiti e assistite, chiedendo loro di avere fiducia che prima o poi le procedure andranno a buon fine. A Vlada, che purtroppo non ho mai conosciuto di persona, auguro presto di potersi iscrivere all’università e di vivere in pace con la sua famiglia nel nostro Paese.

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