NuoveRadici.World dedica il suo impegno a far emergere talenti e potenzialità dei nuovi italiani con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. Questa settimana però voglio dedicare l’editoriale al lato oscuro dell’immigrazione. In omaggio a Sana Cheema, scomparsa nell’aprile scorso durante una visita alla famiglia in Pakistan. Cittadina italiana, si è ribellata a un matrimonio combinato o meglio forzato ed è stata uccisa. Ora i familiari, accusati di averla ammazzata per punizione, sono stati scagionati dai giudici, sebbene l’autopsia abbia dimostrato che sia stata strangolata.
Il nostro progetto è dedicato interamente all’integrazione e alla necessità di una maggiore coesione sociale. E a contrastare con i molti, numerosissimi modelli positivi, il clima di diffidenza e di ostilità che si è venuto a creare nei confronti degli stranieri, dei migranti o di coloro che sono diventati italiani, e a favorire la comprensione. Con un’informazione che, agli slogan, preferisce il ragionamento e lo studio. Eppure non si possono ignorare i problemi legati al conflitto generazionale fra le prime e seconde generazioni in alcune comunità, dove guarda caso il tasso di occupazione femminile è molto basso.
Perciò, proprio in nome dell’integrazione, non si possono ignorare le brutali violenze contro le donne che si ribellano ai matrimoni forzati. Hina Saleem è stata sepolta nel giardino di casa nel 2006 perché la famiglia si sentiva disonorata dal suo stile di vita “libertino”. Sana, che si era emancipata dalle tradizioni familiari, è stata portata con l’inganno nel Paese di origine dei suoi genitori, come è accaduto ad altre sue coetanee.
Wajahat Abbas Kazmi, videomaker, scrittore e attivista impegnato sia in Italia sia in Pakistan nella difesa dei diritti degli omosessuali (anche lui promesso sposo a una cugina quando era adolescente) nell’aprile scorso aveva avviato la campagna #TruthForSana #VeritàPerSana. E nei giorni scorsi su Facebook ha scritto un lungo post che spiega il dramma di Sana e le altre: «Dopo l’assoluzione del padre e del fratello di Sana Cheema, la giustizia pakistana è ancora lontana dal concetto di giustizia stessa. Questa cosiddetta giustizia non è in grado di difendere le donne della nazione, non è in grado di difendere i propri cittadini. Padri, fratelli, cugini e zii si fanno forza grazie ad una scarsa giustizia presente nel Paese, in un Paese così corrotto dove non è difficile assolvere un imputato in un batter d’occhio».
Nell’aprile scorso alcune giovani donne di origine pakistana si erano esposte su Facebook per chiedere la verità su Sana. Ora sembrano tacere ma nei gruppi chiusi sui social confidano amarezza e indignazione. E, questa è la novità, oltre a loro ci sono anche molti uomini. Off the record, in tante raccontano di avere una doppia identità, mentre altre fuggono dalla famiglia e si trasferiscono in città diverse per sottrarsi alle ritorsioni. E in numerosi casi, che non possono più essere considerati limite, trovano rifugio in comunità protette, cambiando identità. Riescono a trovare un compromesso fra aspirazioni di emancipazione e tradizioni familiari soprattutto se i genitori provengono da aree urbane e sono più istruiti.
Non ignoreremo i porti chiusi, le ripercussioni sul caso della nave Diciotti, soprattutto ora che un gruppo di migranti che era a bordo si è rivolto a uno studio legale per chiedere al vicepremier Matteo Salvini e al premier Giuseppe Conte un risarcimento per la privazione della libertà personale. In questo momento sento però l’urgenza di attirare la vostra attenzione sull’omicidio di Sana su cui è calato il silenzio mediatico. L’ho già detto più volte. Lo ribadisco ancora. Non lasciamole sole. Per una sola ragione: hanno diritto a scegliere il proprio destino.
Intrecciamo Nuove Radici
Il lavoro certosino per organizzare la nostra serata offline con e per Nuove Radici non si ferma mai. Vogliamo parlare di integrazione, vis à vis, durante un incontro conviviale. Vogliamo parlarvi dei nostri progetti, della nostra sfida che suscita simpatia ed empatia. E anche creare incroci fra mondi molti diversi. Ci troviamo l’11 marzo, save the date. E iscrivetevi all’evento alla mail nuoveradiciaps@gmail.com

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Analisi infografica sul fattore D nei flussi migratori e nell’occupazione
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Dopo la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto e quella prevista di Mineo, vi saranno altri casi che susciteranno molte polemiche. Un’analisi sulla gestione schizofrenica del governo del cambiamento del sistema di accoglienza. Di Vitalba Azzollini.
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Valentina Mazzacurati, 29 anni, papà italiano, madre del Ruanda, ex fotomodella di Armani e Bluemarine, imprenditrice dell’abbigliamento con una sua linea di maglieria che si chiama Drew and Co., ha una sola passione. Quella per la politica, che l’ha portata prima nella Lega, poi in Forza Italia dove è arrivata fino alla direzione nazionale. Da poco si è riavvicinata al partito di Matteo Salvini. E ai porti aperti per i migranti, preferisce i corridoi umanitari. Siete sorpresi, spiazzati, indignati? L’integrazione ha molti volti e sfumature che vanno comprese. E, piaccia o meno, è trasversale a tutti gli schieramenti politici. L’intervista è di Marco Lussemburgo.


